Un cane non è un nanetto da giardino, che dove lo metti sta e non si muove se non lo sposti.
Un cane è un essere che vive con te, spesso per te, capace di aiutare in modi che intender non li può chi non li prova. E non sono solo la ricerca di dispersi, o di droga, o di armi o di altre umane nequizie. Un cane può salvare la vita, lo dico perché lo so, l'ho provato.
Un cane ha diritto al riparo, al benessere, al rispetto. Questo chiede, a questo ha diritto: maggiore consapevolezza, più esperienza, conoscenze migliori in continuo aggiornamento di fronte a lui che, con un muscolo mosso in modo diverso da sempre, con una postura altra, contraddice ogni tua convinzione di umano competente e ti sprofonda nell'ignoranza, sempre che tu - umano bipede - abbia la capacità e l'umiltà di riconoscerlo.
In alcuni canili - in quelli che Giaris Magi ci mostra nel suo documentario a puntate - tutto questo c'è e trasforma il luogo da archetipo di costrizione e sofferenza in luogo di cura e attenzione, e garanzia di cibo e affetto, e fattiva speranza per un futuro migliore in una famiglia adeguata, che va cercata e valutata.
Questo, intercomunale di Mirandola in provincia di Modena, è il nono in ordine di apparizione e, tenuti così, con questi criteri, i canili sono una preziosa opportunità per chi non sopravviverebbe per strada.
Le volontarie - ora in prevalenza donne, solo donne in origine - dell'associazione Isola del vagabondo che lo gestisce, sono ulteriore esempio del canile possibile che dall'inizio di questa avventura di Storie di canili abbiamo in mente.
Tra le loro molteplici iniziative, trovo bellissima quella dei tirocini previsti per le scuole. Entrare, darsi da fare, imparare è un'occasione fondamentale per aiutare gli animali, ma soprattutto per ricevere da loro i tanti insegnamenti non verbali che sono in grado di donare.

