Questo racconto ha partecipato di recente a uno dei contest organizzati da Oubliette Magazine ed è stato scelto come finalista (29 dicembre 2025, contest “Il sogno del brigante”).
Rieditato per quell'occasione, fa parte dei racconti che compongono la raccolta Anime animali. Racconti, pubblicata nel 2021, intero ricavato destinato a Save the dogs and other animals per il progetto Non uno di troppo - Calabria.
Ho deciso di riproporlo oggi, 12 marzo, per ricordarli insieme. Perderli è stato tremendo.
Ero agitata, a tratti confusa, mi davo della stupida da sola. Sapevo che la caserma dei Carabinieri era lì vicino e ci ero arrivata, nella via. Con il naso in su, cercavo qualcosa, un'indicazione, un'insegna ma il portone giusto non si distingueva da quello degli altri palazzi del quartiere: imponenti, tetri, le facciate sporche di smog, grigie come quella mattina di cielo coperto, anche a primavera inoltrata, quando la città comincia ad essere opprimente.
Individuai una targa in ottone, seguii le indicazioni ed entrai.
Il piantone mi aprì una porta, un appuntato mi accolse e mi chiese le generalità:
«Cosa deve denunciare?»
«Un furto».
«Prego, si sieda».
«Grazie».
«Mi spieghi».
«Ero sul filobus, la 90».
«In che direzione andava?»
«Sono salita in via Gran Sasso; uscivo dal commercialista e avevo appuntamento dal parrucchiere, poco più avanti della Stazione Centrale».
«Dove?»
«Come, dove? Qui, a Milano».
«Quando?»
«Sono scesa in via Tonale, il tempo di raggiungere il parrucchiere, ma non ci sono arrivata: ho cercato qualcosa nella borsa e mi sono accorta…».
«Quando è accaduto il fatto, all’incirca?»
«Dieci minuti fa, forse venti. Sono venuta subito qui. Sapevo che eravate vicino».
«Quindi venti minuti fa è scesa o è salita?»
«Sono scesa. Sarò salita ormai più di mezz’ora fa».
«Va bene, dica».
«Sul filobus non c’era posto a sedere. Tra le persone aggrappate ai sostegni ho riconosciuto una signora, amica di famiglia, e l’ho raggiunta. Mi scusi, sono agitata».
«Non si preoccupi, signora. Non abbiamo premura».
«Ci siamo salutate molto cordialmente perché non ci si vedeva da tempo e ci siamo scambiate notizie di casa. Forse, è stato quello il momento in cui mi sono distratta».
«Distratta da cosa?»
«Dalla borsa. So benissimo che su 90 e 91 si deve prestare attenzione ai borseggiatori».
«Quindi le hanno rubato un’altra borsa, non quella che ha con sé ora?»
«No, mi hanno rubato il portafogli che era in questa borsa».
«Ecco. Diceva che si è distratta?»
«Di solito tengo la borsa a tracolla e la mano appoggiata sopra alla chiusura, ma forse, quando ho dato la mano alla signora per salutarla, l’ho tolta dalla borsa perché con l’altra ero attaccata al sostegno, per non cadere».
«Cosa teneva nel portafogli? Documenti?»
«No, quelli sono in un’altra busta, in una tasca separata della borsa. Nel portafogli c’erano dei contanti per pagare il parrucchiere».
«Di che cifra parliamo?»
«Centomila lire, credo, e qualche spicciolo. Ma come ho fatto a non accorgermi?»
«Sono molto abili, signora. Riesce a ricordare più o meno a quale altezza del percorso si è distratta?»
«Poco prima di attraversare corso Buenos Ajres».
«Va bene. Le dico subito che non potremo fare granché per lei».
«Posso almeno presentare denuncia di furto?»
«Sì, certo, contro ignoti. A meno che lei non abbia notato qualcuno e sia in grado di descriverlo».
«Purtroppo no, non mi sono accorta di nulla finché non sono scesa dal filobus, qualche fermata dopo e ho infilato la mano nella borsa per prendere non ricordo neppure cosa».
«Le do il modulo. Può compilare con calma».
«Va bene».
«Cerchi di essere più precisa possibile nella descrizione del portafogli. I borseggiatori li svuotano e li buttano. Se siamo fortunati, qualcuno potrebbe anche trovarlo e portarcelo».
«Ecco, ho finito».
«Dia qui, leggo e se vuole può aggiungere o togliere, poi può firmare. Tutto chiaro?»
«Sì, prego».
«Oggi… alle ore… sulla linea 90… venivo borseggiata da persona che non ho visto… il fatto è avvenuto probabilmente all’altezza di via… mi è stato sottratto un portafogli da donna, di colore verde e amaranto, in finta pelle scamosciata, dotato di alcuni riparti per tessere e documenti e di un settore per la moneta con chiusura lampo. Conteneva £ 100.000 in due biglietti da cinquanta e qualche altro spicciolo, per un totale approssimativo di ventimila lire. In uno degli scomparti per le tessere si trovavano due oggetti di grande valore».
L'appuntato si interruppe e mi guardò.
«Perché mi guarda così? Non va bene?»
«Non me lo ha detto quando gliel’ho chiesto».
«Che cosa?»
«Di avere riposto nel portafogli due oggetti di grande valore. Di quali oggetti si tratta?»
«L’ho scritto lì».
«In una bustina di plastica c’è un foglio ripiegato in quattro, scritto a mano. Si tratta di una lettera che ho scritto a mio padre – E non gliel’ha data?»
«Non ho potuto».
«Perché?»
«Gliel’ho scritta perché era morto».
«Aprendo la lettera si trova un ciuffo di peli – Signora, peli?»
Mi parve sconcertato.
«Peli», confermai.
«… peli bianchi neri e marroncini, legati con un nastrino e un poco raggrumati come se fosse della lana da dipanare».
«Li ho messi lì insieme perché ho pensato che in questo modo loro due, mio papà e il nostro cane, potessero stare con me. Loro sono insieme, ma io sono da sola. Ora che me li hanno rubati, ancora di più».
Parlai per spiegare, ma forse il Carabiniere mi prese per matta, perché ascoltò in silenzio. Non aggiunse nulla. Mi passò il foglio, mi indicò con la biro una riga e ce l'appoggiò sopra.
«Posso firmare?»
Accennò di sì con il capo. Mi diede una copia della denuncia e mi salutò con una stretta di mano, cordiale.
Uscii nel chiasso strombazzante di via Tonale. Spaesata, rassegnata, addolorata, pensai in quale grigio cestino della spazzatura sarebbero finiti i miei due oggetti di grande valore. Chissà, intanto me li avevano sottratti sotto il naso, proprio dal posto che avevo più vicino e ritenevo più sicuro. Maledetti ladri.
Mi diressi verso il parrucchiere per rimandare l'appuntamento. Non ne volle neppure parlare: avrei pagato al prossimo appuntamento.

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