Tesoro mio, dolcissimo e saggio, lo so che hai vissuto bene, felice, amato, curato - forse anche oltre il sensato - e lo so che non si può evitare la morte.
So pure che ci hai perdonato eventuali errori, mancanze, fatti o non fatti che per me in particolare sono rimorsi o rimpianti.
Sappiamo - noi e il Giatt - che sei felice di vederci più sereni e soprattutto di aver dato una famiglia a un altro come te, almeno uno.
Nonostante tutto ciò, il dolore non passa: si attenua, sì, certo; non è più violento, esacerbato, impossibile da sopportare come i primi tempi senza di te, ma c'è, sempre. E si rinnova quando ti raggiunge qualche tuo simile conosciuto di persona o solo in immagine.
E sempre ci sei tu, Pedro.
Il libro che ti ho dedicato, tutto quanto scrivo e scriverò che ti coinvolge, è il mio modo per non farti morire mai e per restituire ai tuoi simili il bene che mi hai dato. E continuerò a scrivere per te e per noi.
Tu e io nel mare a nuotare insieme: vorrei che fosse per sempre.

