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©Amelia Belloni Sonzogni

 

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con la stilo nel pc

Storie di canili nelle Terre del branco

05-05-2026 09:03

Amelia Belloni Sonzogni

recensione, storie-di-canili,

Storie di canili nelle Terre del branco

sono da esplorare, le Terre del branco

Storie di canili - la serie di documentari di Giaris Magi - entra nelle Terre del branco.

Ci mostra vecchie cose strampalate, rattoppate, radunate; un cane di sasso, fermo lì, all'ingresso, sembra fermare il tempo. Sulle cose, sotto la pioggia, si spostano due piccioni curiosi, come due pensionati che controllano il cantiere.
Sembra una discarica. 

Questa è l'idea che il comune immaginario ha del canile, dove troppi portano – quando non lasciano per strada – chi è considerato “cosa da buttare” per qualche motivo.
Terre del branco ne ha solo l'apparenza, voluta.
Tutto è gestito da un'idea, fondante e perno: la volontà di trasformare la discarica in una possibilità di nuova vita. Corollari necessari sono l'accoglienza e l'accettazione di esseri diversi che fanno branco; e il branco non ha l'accezione violenta che il comune immaginario evoca; non è neppure caratterizzato dall'unicità della specie che raduna. Branco è famiglia, affiliazione, nella quale tutti insegnano e imparano al tempo stesso uno dall'altro, in una continua formazione reciproca tra cane e formatore, formatore e cane.
È diverso questo film di Giaris Magi dal primo suo che ho visto. In quello si entrava a suon di musica battente e urlata, potente e immediata, coinvolgente; qui, invece, è tutto sottovoce e soffuso, ma non meno intenso. Nel primo i cani e le loro storie avevano più visibilità che in questo, nel quale appaiono in momenti di gioco/formazione e riescono a essere espressivi e identificabili e leggibili anche dalla nuca, dalla posizione delle orecchie, dalla diversa inclinazione della testa. Si sentono abbaiare il buongiorno a chi distribuisce il cibo al mattino, si vedono alcuni salutare festosi, tutti sono chiamati per nome. Quel lungo inevitabile corridoio di gabbie, piene delle loro voci, stringe il cuore.
Restano dunque sullo sfondo e credo sia una scelta mirata, per mettere l'accento sulla responsabilità prevalente dell'umano, sulla sua competenza necessaria ad accudirli e predisporli a nuova vita.
Anche questa storia di canile fa pensare: c'è un modo e va perseguito.

A questo link, il film

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