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©Amelia Belloni Sonzogni

 

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con la stilo nel pc

e olio fu

18-10-2026 11:01

Amelia Belloni Sonzogni

racconto, vita-nellorto,

e olio fu

nuovo, verde, profumato, saporito: nostro

Piove, posso dire finalmente per un certo aspetto e per fortuna solo oggi per un altro. Il meteo ci ha lasciato bacchiare le nostre olive, frangere, persino piegare e riporre le reti, sotto un cielo d'autunno azzurro, a tratti velato, a volte percorso da simpatiche nuvolotte che portavano refrigerio alla fatica. Ne sono uscita esausta. 

Oggi mi godo il meritato riposo e recupero quel poco di energia necessaria a scrivere: ho qualche progetto da sviluppare; una novità gradita - della quale per ora non anticipo altro - è giunta in concomitanza del primo filo d'olio, quello ritratto nell'immagine, lasciato cadere sul pane (mi è parso beneaugurante!); ho da rispettare alcuni appuntamenti fissi, privi di scadenza impellente. Insomma, da fare c'è, ma non potevo trascurare questo nostro olio, nuovo e per noi il primo. 

Sono state le riflessioni di Federico Maderno su Quinto Fabio Massimo, l'attendismo temporeggiatore dei nostri tempi responsabile di una incombente desertificazione, a suggerirmi questa nota a margine di un lavoro faticoso, lungo, rischioso ma di grande soddisfazione personale e utile: al mio nucleo famigliare, certo, ma spero anche al luogo in cui viviamo, in un'ottica che allarga l'obiettivo dal minuscolo infinitesimale al macroscopico.

Riassumo quanto ho raccontato nel mio Estemporanea: cercavamo un box, lo abbiamo trovato legato a un pezzo di terra, un angolo di collina che qualcuno prima di noi aveva curato. Abbiamo ripreso il suo lavoro: pulito, riorganizzato, adattato alle nostre necessità. Gli ulivi sono stati gli ultimi a “rendere”: non sono stati finora la nostra priorità, anche perché a tutto non si poteva arrivare, ma quest'anno la natura, il clima pur cambiato e torrido, ci hanno regalato una fioritura e poi un raccolto degnissimi.

Potature e trappole (gialle e appiccicose) per catturare la pestifera mosca dell'ulivo (forse esausta per il caldo pure lei) sono stati gli unici trattamenti. Di sicuro, dobbiamo affinare la pratica, ma la grammatica è stata ben studiata e applicata. Non ci siamo seduti sulla collinetta a guardare e basta: ci siamo sporcati le mani nella terra, abbiamo sudato e faticato, per noi, per vivere meglio e per lasciare più bello e fiorente ciò che abbiamo trovato, anche se non passerà a un consanguineo. Il nostro piccolo pezzo di terra. Il geo-francobollo. Il regno del Giatt, il nostro cane che come Sam e Ralph, i pastori dei cartoni animati  [chi se li ricorda?], controlla e presidia tutto lo spazio recintato, scova i topini di campagna che si intrufolano ovunque, infila il naso nelle tane del tasso (mannaggia a lui, che disastri quest'anno), individua i buchi nella recinzione da cui entrano i cinghialetti (in primavera ne abbiamo contati sette in fila indiana dietro la coda della mamma).

Oggi, piove. Perciò rimandiamo a domani il periodico giro di perlustrazione senza interventi: un momento speciale e bellissimo in cui rimiriamo il nostro operato, ci ripetiamo quanto è bello e quanto siamo fortunati.

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